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JustLikeHeaven
Eccomi...Sono unica ed infinita, impossibile e ancestrale, sono pietra e goccia, monolitica e rarefatta, sono lacrima e sorriso, sono lama e carta, vento e pioggia, sono albero e fiore... un giorno vesto rosa e sono alba, poi vesto nero e sono notte, anima albascura aggrappata ai confini del buio e della luce, figlia dell'aurora schiava della luna... vivendo, cerco le mie parole. Le mie, non di sole, di luna: non abbagliano, rischiarano. Non lottano col buio, l'illuminano... per voi, mia scintillante radiosit lunare.

21.10.2006

PECCATO...

E' un dato di fatto.
Gli slanci emotivi si pagano sempre, a volte immediatamente.
Come adesso.
Ma purtroppo è così, ritardo cronico del sentire.
Rispetto al mondo.
I miei tempi rimangono, tragicamente, miei.

scritto da alle ore 12:10:56
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13.09.2006

SALENTO

Leggo la mia terra dalle parole di qualcun altro, e un po mi fa specie. Sono sempre contemporaneamente orgogliosa e gelosa, ogni volta che qualcuno sinnamora del Salento, io che mi sono sradicata per amore di questa città ma che le mie radici me le coccolo e me le sento risuonare in ogni vocale che dispettosa sfugge al mio controllo.
Terra rossa, sole e vento, ulivi dargento e immense distese colorate, mare di grano e di smeraldo, e odori e sapori che inebriano mente e palato.
Bravo T. che ha mangiato in uno dei posti migliori che potessero capitargli (però non ha assaggiato la giuncata, vedo) ma, per chiunque voglia deliziarsi la prossima estate o per chi abbia la fortuna di poter approfittare degli scampoli di quella in corso, consiglio la versione salentina delle fraschette Come chiamarle, le marette, le scogliette non sono battezzate, sono degli anfratti odorosi di pesce ricavati a forza sugli scogli, con tavolacci e sedie rosi dalla salsedine.
Si aspetta il proprio turno (e può capitare che nel frattempo qualcuno delle cucine offra un frutto di mare da mandar giù senza farsi troppe domande), poi camerieri dai modi spicci e divertenti riassestano in qualche modo il desco, e il gioco è fatto: primi rigorosamente a base di pesce, fritture miste che parlano con gli angeli, forse dei dolci, ma non è quello il punto, il tutto innaffiato da meraviglioso vino salentino, un solluchero per gli amici di Bacco.
E se poi si vuole concludere in bellezza: Gallipoli, bar dei Pescatori, di fronte al Castello: caffè servito al vetro, pareti della tazzina carezzate di cioccolata, soffice latte ad ammorbidire il sapore, ancora ricami di cioccolato fuso, spruzzatina di cacao. Noi lo chiamiamo Espressino.
P.S. Per T.: altra chicca. Bar del Fico, così detto perché vive al suo interno un bellissimo albero di fico, che nasce ed irrompe direttamente dal muro. Unico.

scritto da alle ore 09:03:36
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29.08.2006

BLACK

sheets of empty canvas, untouched sheets of clay
were laid spread out before me as her body once did
all five horizons revolved around her soul
as the earth to the sun
now the air i tasted and breathed has taken a turn
and all i taught her was everything
i know she gave me all that she wore
and now my bitter hands shake beneath the clouds
of what was everything?
all the pictures had all been washed in black, tattooed everything...


i take a walk outside, i'm surrounded by some kids at play
i can feel their laughter, so why do i sear
and twisted thoughts that spin round my head
i'm spinning, oh, i'm spinning
how quick the sun can, drop away
and now my bitter hands cradle broken glass
of what was everything?
all the pictures had all been washed in black, tattooed everything...
all the love gone bad, turned my world to black
tattooed all i see, all that i am, all i'll ever be...


i know someday you'll have a beautiful life, i know you'll be a star
in somebody else's sky, but why
why, why can't it be, why can't it be mine?

scritto da alle ore 08:57:58
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04.02.2006

INCONTRO, Karen Blixen

Ah, quando sei lontano e nessuno
più nomina il tuo nome -
quando ovunque mi rechi sento
cupo e gelido il vuoto -
 
comincio a credere che tu sia solo un sogno
nato dalle brame della mia mente,
e a questo sogno ho dato vita e nome
e in ultimo il tuo aspetto -
 
- ma quando poi ti vedo e posso
sentire ancora le tue forti parole,
e posarti ancora il capo sulla spalla -
ascoltare ancora il suono della tua voce -
 
allora so che il resto è solo notte,
malvagi sogni che presto scorderò,
so che tu mi porti nella luce
e che in te dimorano la vita e il giorno.
 
a C., luce del mio amore
 
 

scritto da alle ore 19:09:13
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25.09.2005

NOCTURNALES

Ecco che talvolta arriva.
Prende il cuore e lo stringe in una morsa, martella sulle tempie fino a toccare il cervello, tira le briglie dell'anima e poi, all'improvviso, lascia andare a briglia sciolta.
Pericolo.
C'è un luogo oscuro dell'anima in cui nessuno può, dove governa il mio io nero, tra cieli ghiaccio lattiginosi e velluti bui a schermare la luce.
Vesto i miei veli, sollevo le mani e disegno arabeschi d'argento, occhi bistrati di nero, pelle diafana e labbra color della notte.
Vorrei essere a Venezia, a camminare per calli senza tempo con il sole pallido che gocciola sulle guglie, le accarezza fino a imbrunirle di tramonto, per abbracciarle infine di notte e stelle.
Vorrei tenerti la mano sulle onde.
 

scritto da alle ore 17:10:05
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16.09.2005

ALBASCURA

Frasi che ora sanno dinutilità, Di desideri tiepidi già smossi. Lei si riveste, ormai non la diverte più. Probabilmente lui vorrebbe anche ricominciare. Alibi che attenuano loscenità Riflessa intorno alle bottiglie vuote Dai suoi ventanni opachi e rispettabili: Così si sa che cè qualcosa che non va. La notte schiude le sue braccia fragili Tra le emozioni che si intrecciano E lei confonde spesso forza ed esperienza Per tutti gli uomini osservati da sotto. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è lora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è lora di gridare. Abiti firmati dinutilità Riscattano un affetto che ora latita. Buone maniere che sono sempre le stesse: Da sempre sa che cè qualcosa che non va La notte che sorride ha denti fragili Per tutti i calci che laspettano. Generalmente lei non dà la confidenza A tutti quelli che si atteggiano troppo. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è lora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è lora di gridare. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: lasciare andare tutto il mio dolore contro questo muro. So di sicuro: lasciare andare la mia faccia contro il muro. Solo una cosa so di sicuro: vorrei raschiare tutto il mio dolore contro-questo-muro. Bocche dal sapore deventualità appiccicano sguardi, laria è satura. Quasi vorrebbe la scoprissero gettarsi in pasto giusto il tempo di ricominciare. A casa questa notte non ritornerà. In viaggio fuori-serie verso nessun posto. Narici rispettabili festeggiano: Così si sa che cè qualcosa che non va. La notte scivola sugli occhi gravidi, Gonfi di amaro che rovesciano. Generalmente lei riserva indifferenza A tutti quelli che si stringono troppo. Si nutre di cose che fanno male E ama quando è lora di odiare, Si nutre di cose che fanno male E odia quando è lora di gridare. È laria della notte della sua città che punge come un senso dinutilità. È laria della notte della sua città che punge come un senso dinutilità. È laria della notte nella sua città

scritto da alle ore 12:35:39
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04.08.2005

JOURNEY TO GLORY

Canzone di viaggio
Hermann Hesse

Sole illumina il mio cuore,
vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!
Piacere più profondo non conosco sulla terra
se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,
il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi
per condividere la vita della nostra terra
dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve
nuovi amici, nuovi fratelli indicare,
finché lieto posso tutte le forze celebrare,
e di ogni stella diventare ospite e amico.

 

buone vacanze a tutti...


scritto da alle ore 20:19:43
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22.07.2005

IN BILICO

Il senso di perdita.
Peggio, il senso di impotenza. Passare la notte ad osservare il tuo viso di bambino accarezzando i contorni dell'aria che ti accoglie nel sonno.
La consapevolezza.
Di più, la certezza che è quasi un dolore fisico: tu sei parte della mia vita, tu SEI la mia vita.
Ho avuto paura. Ho immaginato di dover andare avanti senza di te. Non posso. Se dovessi provare a descrivere la sensazione, potrei pensare a qualcuno che mi recide il respiro, oppure al cuore che si stringe talmente tanto da diventare niente...
Stamattina, mi sono svegliata con il cuore in gola.
Poi ho ricordato, ho guardato le tue labbra socchiuse e ho ricordato.
E il sole si è riacceso.
E' tutto a posto, sei qui che dormi accanto a me, va tutto bene, non scenderò dal mondo, tu mi tieni la mano, continueremo insieme assaporando pian piano i nostri sogni che si realizzano.
Adesso il mio cuore può di nuovo volare accanto al tuo con ali di farfalla.
TAKE MY HAND, YOU KNOW I'LL BE THERE IF YOU CAN I'LL CROSS THE SKY FOR YOUR LOVE, AND I UNDERSTAND, THESE WINDS AND TIDES, THESE CHANGES OF TIME WON'T TAKE YOU AWAY, HOLD ON HOLD ON TIGHTLY, HOLD ON, AND DON'T LET GO OFF MY LOVE... GIVE YOU WHAT I HOLD DEAR...

scritto da alle ore 12:18:00
[Categoria :: ]

24.06.2005

ESTATE

In bilico
tra santi e falsi dei
sorretto da
uninsensata voglia
di equilibrio
e resto qui
sul filo di un rasoio
ad asciugar
parole
che oggi ho steso
e mai dirò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di unestate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra tutti i miei vorrei
non sento più
quellinsensata voglia
di equilibrio
che mi lascia qui
sul filo di un rasoio
a disegnar
capriole
che a mezzaria
mai farò

non senti che
tremo mentre canto
nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di unestate che
vorrei potesse non finire mai

in bilico
tra santi che
non pagano
e tanto il tempo
passa e passerai
come sai tu
in bilico e intanto
il tempo passa e tu non passi mai

nascondo
questa stupida allegria
quando mi guardi

non senti che
tremo mentre canto
è il segno
di unestate che
vorrei potesse non finire mai!

scritto da alle ore 09:58:09
[Categoria :: ]

15.03.2005

WALT

Oh me, oh life!
Of the questions of these recurring.
Of the endless trains of the faithless,
Of the cities filled with the foolish.
What good amid these?
Oh me, oh life.
Answer?
That you are here.
That life exists-an identity.
That the powerful play goes on,
and you may contribute a verse.

scritto da alle ore 09:56:48
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15.03.2005

GIACOMO

                  IL PENSIERO DOMINANTE

Dolcissimo, possente

Dominator di mia profonda mente;

Terribile, ma caro

Dono del ciel; consorte

Ai lùgubri miei giorni,

Pensier che innanzi a me sì spesso torni.

Di tua natura arcana

Chi non favella? il suo poter fra noi

Chi non sentì? Pur sempre

Che in dir gli effetti suoi

Le umane lingue il sentir proprio sprona,

Par novo ad ascoltar ciò ch'ei ragiona.

Come solinga è fatta

La mente mia d'allora

Che tu quivi prendesti a far dimora!

Ratto d'intorno intorno al par del lampo

Gli altri pensieri miei

Tutti si dileguàr. Siccome torre

In solitario campo,

Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.

Che divenute son, fuor di te solo,

Tutte l'opre terrene,

Tutta intera la vita al guardo mio!

Che intollerabil noia

Gli ozi, i commerci usati,

E di vano piacer la vana spene,

Allato a quella gioia,

Gioia celeste che da te mi viene!

Come da' nudi sassi

Dello scabro Apennino

A un campo verde che lontan sorrida

Volge gli occhi bramoso il pellegrino;

Tal io dal secco ed aspro

Mondano conversar vogliosamente,

Quasi in lieto giardino, a te ritorno,

E ristora i miei sensi il tuo soggiorno.

Quasi incredibil parmi

Che la vita infelice e il mondo sciocco

Già per gran tempo assai

Senza te sopportai;

Quasi intender non posso

Come d'altri desiri,

Fuor ch'a te somiglianti, altri sospiri.

Giammai d'allor che in pria

Questa vita che sia per prova intesi,

Timor di morte non mi strinse il petto.

Oggi mi pare un gioco

Quella che il mondo inetto,

Talor lodando, ognora abborre e trema,

Necessitade estrema;

E se periglio appar, con un sorriso

Le sue minacce a contemplar m'affiso.

Sempre i codardi, e l'alme

Ingenerose, abbiette

Ebbi in dispregio. Or punge ogni atto indegno

Subito i sensi miei;

Move l'alma ogni esempio

Dell'umana viltà subito a sdegno.

Di questa età superba,

Che di vote speranze si nutrica,

Vaga di ciance, e di virtù nemica;

Stolta, che l'util chiede,

E inutile la vita

Quindi più sempre divenir non vede;

Maggior mi sento. A scherno

Ho gli umani giudizi; e il vario volgo

A' bei pensieri infesto,

E degno tuo disprezzator, calpesto.

A quello onde tu movi,

Quale affetto non cede?

Anzi qual altro affetto

Se non quell'uno intra i mortali ha sede?

Avarizia, superbia, odio, disdegno,

Studio d'onor, di regno,

Che sono altro che voglie

Al paragon di lui? Solo un affetto

Vive tra noi: quest'uno,

Prepotente signore,

Dieder l'eterne leggi all'uman core.

Pregio non ha, non ha ragion la vita

Se non per lui, per lui ch'all'uomo è tutto;

Sola discolpa al fato,

Che noi mortali in terra

Pose a tanto patir senz'altro frutto;

Solo per cui talvolta,

Non alla gente stolta, al cor non vile

La vita della morte è più gentile.

Per còr le gioie tue, dolce pensiero,

Provar gli umani affanni,

E sostener molt'anni

Questa vita mortal, fu non indegno;

Ed ancor tornerei,

Così qual son de' nostri mali esperto,

Verso un tal segno a incominciare il corso:

Che tra le sabbie e tra il vipereo morso,

Giammai finor sì stanco

Per lo mortal deserto

Non venni a te, che queste nostre pene

Vincer non mi paresse un tanto bene.

Che mondo mai, che nova

Immensità, che paradiso è quello

Là dove spesso il tuo stupendo incanto

Parmi innalzar! dov'io,

Sott'altra luce che l'usata errando,

Il mio terreno stato

E tutto quanto il ver pongo in obblio!

Tali son, credo, i sogni

Degl'immortali. Ahi finalmente un sogno

In molta parte onde s'abbella il vero

Sei tu, dolce pensiero;

Sogno e palese error. Ma di natura,

Infra i leggiadri errori,

Divina sei; perché sì viva e forte,

Che incontro al ver tenacemente dura,

E spesso al ver s'adegua,

Né si dilegua pria, che in grembo a morte.

E tu per certo, o mio pensier, tu solo

Vitale ai giorni miei,

Cagion diletta d'infiniti affanni,

Meco sarai per morte a un tempo spento:

Ch'a vivi segni dentro l'alma io sento

Che in perpetuo signor dato mi sei.

Altri gentili inganni

Soleami il vero aspetto

Più sempre infievolir. Quanto più torno

A riveder colei

Della qual teco ragionando io vivo,

Cresce quel gran diletto,

Cresce quel gran delirio, ond'io respiro.

Angelica beltade!

Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro,

Quasi una finta imago

Il tuo volto imitar. Tu sola fonte

D'ogni altra leggiadria,

Sola vera beltà parmi che sia.

Da che ti vidi pria,

Di qual mia seria cura ultimo obbietto

Non fosti tu? quanto del giorno è scorso,

Ch'io di te non pensassi? ai sogni miei

La tua sovrana imago

Quante volte mancò? Bella qual sogno,

Angelica sembianza,

Nella terrena stanza,

Nell'alte vie dell'universo intero,

Che chiedo io mai, che spero

Altro che gli occhi tuoi veder più vago?

Altro più dolce aver che il tuo pensiero?

scritto da alle ore 09:47:02
[Categoria :: ]

12.03.2005

FANCY A CUP OF TEA?

 
questa sono io... ;)
 
 

scritto da alle ore 16:10:57
[Categoria :: ]

05.03.2005

WHATEVER MAKES HER HAPPY, ON A SATURDAY NIGHT...

o on a saturday in genere... tutto tranne che stare in ufficio dalle nove di questa mattina... sono le QUINDICIETRENTA, NO, DICO, QUINDICIETRENTA... e non ne uscirò prima delle OTTO DI STASERA, NO, DICO, OTTO DI STASERA...
... e fuori c'è un sole delizioso, di quelli che mi piacciono tanto, delicati e caldi come la mano di un bimbo, e vorrei andare al luna park e mangiare lo zucchero filato ciucciandomi le dita... e invece...
HEEEEEEEEEEELLLLLLLLLLPPPPPPPPPPPPPPPPPPPP!!!!
 
E POI... GRAZIE AL BUON VECCHIO ZIO WALT!
 
"Sono pazzo di me, ci sono un mucchio di cose in me e tutte voluttuose, ogni momento e qualunque cosa accada mi fa trasalire di gioia, non so dire come le mie caviglie si pieghino, nè da dove derivino i miei minimi desideri, nè la ragione della amicizia che emano, nè quella dell'amicizia che ricevo."

scritto da alle ore 15:16:43
[Categoria :: ]

04.03.2005

LA CANZONE DISPERATA

 

Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.

Abbandonato come i moli all'alba.
E' l'ora di partire, oh abbandonato!

Sul mio cuore piovono fredde corolle.
Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!

In te si accumularono le guerre e i voli.
Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.

Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!

Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.
L'ora dello stupore che ardeva come un faro.

Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!

Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!

Feci retrocedere la muraglia d'ombra,
andai oltre il desiderio e l'atto.

Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
te, in quest'ora umida, evoco e canto.

Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza,
e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.

Era la nera, nera solitudine delle isole,
e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.

Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo.

Ah donna, non so come hai potuto contenermi
nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!

Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,
il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.

Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe,
ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.

Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.

Oh la copula pazza di speranza e di vigore
in cui ci annodammo e ci disperammo.

E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.
E la parola appena incominciata sulle labbra.

Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,
e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!

Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,
che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.

Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.

Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.
Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.

Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

E' l'ora di partire, la dura e fredda ora
che la notte lega ad ogni orario.

Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.
Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.

Abbandonato come i moli nell'alba.
Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.

Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.

E' l'ora di partire. Oh abbandonato!

scritto da alle ore 12:59:49
[Categoria :: ]

02.03.2005

LUCEOMBRA

magia della notte, dei suoi colori morbidi e della sua luce dolce, odori rarefatti e sensibilità di ali di farfalla... come paragonare al suo velluto screziato di frammenti splendenti la sfacciataggine del sole che violenta l'iride, disegna netti i contorni di ogni cosa, snida ogni particolare, cancella ogni immaginazione?
eppure... da quando esistono i tuoi occhi, amo vedere i raggi del sole che giocano con le tue ciglia lunghe, da quando esistono i tuoi capelli, amo la luce che li accende di lampi infuocati, da quando esiste la tua pelle, ne amo l'odore caldo di sole...
... da quando esisti tu, il mio animo lunare bacia le tue labbra di sole, e non si brucia... risplende.

scritto da alle ore 15:44:10
[Categoria :: ]

28.02.2005

DELLA MORTE, DELL'AMORE... DEDICATED

"Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente. "
 
 
"Se mi ami non piangere! Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento in questi orizzonti senza fine, e in questa luce che tutto investe e penetra, tu non piangeresti se mi ami.
...Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto.
Mi è rimasto l'affetto per te: una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo, anche se tutto era allora così fugace e limitato. Ora l'amore che mi stringe profondamente a te, è gioia pura e senza tramonto.
 
... tu pensami così!
Nelle tue battaglie, nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine, pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme, nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell'amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!"

attraverso la morte, giunsero a me il sorriso e l'essenza di due anime brillanti, sorridenti, incredibilmente, ancora, vive.
Perchè la grandezza e la nobiltà dell'essere mai si perde, mai diventa cenere, ma sempre risplende e illumina con il ricordo che è, costantemente, presenza.

scritto da alle ore 11:00:14
[Categoria :: ]

23.02.2005

OH ME, OH VITA...

Senza nessuna ragione qualcosa si rompe in me
e mi chiude la gola
Senza nessuna ragione sobbalzo ad un tratto
lasciando a mezzo lo scritto
senza nessuna ragione nella hall di un albergo
sogno in piedi
senza nessuna ragione l'albero sul marciapiede
mi batte in fronte

senza nessuna ragione un lupo urla alla luna
iroso infelice affamato
senza nessuna ragione le stelle scendono a dondolarsi
sull'altalena del giardino
senza nessuna ragione vedo come sarò nella tomba
senza nessuna ragione nebbia e sole nella mia testa
senza nessuna ragione mi attacco al giorno che inizia
come se non dovesse finire mai più
e ogni volta sei tu
che sali dalle acque.

scritto da alle ore 20:26:15
[Categoria :: ]

22.02.2005

JUST LET ME BE ME...

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile

scritto da alle ore 09:21:14
[Categoria :: ]

19.02.2005



scritto da alle ore 16:08:58
[Categoria :: ]

19.02.2005

NEBBIA

Una linea sottile che divide il senso di vivere dalla fame di vivere... La mia lucidità per un brivido... Che dura un battito di ciglia. Chiudi gli occhi, lo scintillio di mille comete. Apri gli occhi, il buio.
Poi, la mia mano gelida coperta di fuoco. Sono salva.

scritto da alle ore 15:05:23
[Categoria :: ]
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